Pace - guerra

La rabbia genera altra rabbia, la violenza genera altra violenza. Quando una parte del mondo si concentra sulle divisioni e da spazio alla rabbia nascono i focolai di negatività, le nuvole di odio che fanno scoppiare bombe e violenze...
L'unico modo per far cessare tutta la rabbia è attivare dentro di noi la pace. Se in una stanza ci sono sei persone calme e uno arrabbiato, quella rabbia si propagherà a ondate invisibili e creerà anche negli altri inquietudine e negatività. Bisogna capire che siamo spugne e che siamo legati agli altri in modi invisibili. Siamo fortemente connessi, la rabbia si propaga a ondate. Immaginate che succede quando i notiziari ovunque condividono vari tipi di negatività, aumentando e diffondendo RABBIE. Stanno semplicemente creando a livello astrale una potente entità energetica negativa  (forma pensiero-egregora) che servirà a tenere in vita LE GUERRE. 
LA PACE NEL MONDO SI RAGGIUNGE QUANDO OGNI UNO DI NOI PRATICA L'AUTO-OSSERVAZIONE DEI PROPRI STATI EMOZIONALI E MENTALI. DOVE VA LA NOSTRA ATTENZIONE, DOVE VA LA NOSTRA ENERGIA? L'AUTO-OSSERVAZIONE E': A CHE COSA PENSO E COME SENTO OGGI?
L'unico modo per far finire le violenze è non dare la nostra energia e la nostra attenzione alle divisioni. Smettiamo di creare conflitti nel momento in cui smettiamo di percepirci separati e divisi. Io mi sento ITALIANA, allo stesso modo come mi sento ROMENA, come mi sento araba, cinese, francese, americana e cosi via. L'ANIMA, cosi come le lacrime e il sangue non hanno nazionalità. Perchè dovrei sentirmi diversa o divisa da una semplice etichetta? Se mi chiamo Gabriela è un motivo sufficiente per sentirmi diversa da un altra donna? Smettiamo con le divisioni e i compartimenti,  cerchiamo invece I PUNTI D'INCONTRO...L'UNIONE!
SIN DALL'ANTICHITA' TUTTI I SAGGI CI HANNO SPIEGATO CHE L'UMANITA' è UNA A LIVELLO DI COSCIENZA, QUI E ORA SENTIAMOCI UNO, PERCEPIAMOCI LEGATI E UMANI. COMINCEREMO A SENTIRE LA SOFFERENZA DEGLI ALTRI.  LA PACE INIZIA DA NOI.
DA ME...
DA TE...
GABRIELA BALAJ

Cosa fare quando ci si arrabbia? di Thich Nath Hanh

Cari amici, vorrei dirvi come pratico quando mi arrabbio. 

Durante la guerra in Vietnam, c’erano molte ingiustizie, e furono uccise molte migliaia di persone, fra le quali molti miei amici e discepoli. Ero molto arrabbiato. 
[..]
A quel tempo ero già un praticante, un solido praticante. Non dissi nulla, non feci nulla, perché sapevo che agire o dire cose mentre si è arrabbiati non è saggio. Può creare molta distruzione. Tornai a me stesso, riconoscendo la mia rabbia, abbracciandola, e guardai profondamente nella natura della mia sofferenza.

Nella tradizione buddista abbiamo la pratica del respirare in presenza mentale, del camminare in presenza mentale, allo scopo di generare l’energia della presenza mentale. È esattamente con questa energia che possiamo riconoscere, abbracciare e trasformare la nostra rabbia. La presenza mentale è il tipo di energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che sta avvenendo dentro di noi e intorno a noi, e tutti possono essere in presenza mentale.

Se bevete una tazza di tè e sapete che state bevendo una tazza di tè, questo è bere in presenza mentale. Quando inspirate e sapete che state inspirando, e concentrate la vostra attenzione sull’inspirazione, questa è consapevolezza della respirazione. Quando fate un passo e siete consapevoli che state facendo un passo, questo si chiama consapevolezza del camminare. La pratica basilare nei centri Zen, nei centri di meditazione, è quella di generare la presenza mentale in ogni momento della vita quotidiana.

Quando siete arrabbiati, siete consapevoli di essere arrabbiati. E’ perché avete già in voi l’energia della presenza mentale creata dalla pratica che potete averne a sufficienza per riconoscere, abbracciare, guardare in profondità e capire la natura della vostra sofferenza.

Io riuscii a capire la natura della sofferenza in Vietnam. Vidi che non solo i vietnamiti soffrivano, ma anche gli americani soffrivano durante quella guerra. Il giovane americano mandato in Vietnam per uccidere ed essere ucciso era sottoposto a molta sofferenza, e la sofferenza continua ancora oggi. La famiglia soffre, e anche la nazione. Io potei vedere che la causa della nostra sofferenza in Vietnam non erano i soldati americani. Era una politica non saggia. Era un equivoco. Era la paura che stava al fondamento della politica.
[..]
Così decisi di recarmi in America e invocare una cessazione della violenza. Questo avvenne nel 1966, e a causa di ciò mi fu impedito di fare ritorno a casa. E da allora, dal 1966, ho vissuto in esilio.
Ho potuto vedere che non è l’uomo il vero nemico dell’uomo. Il vero nemico è l’ignoranza, la discriminazione, la paura, l’avidità, e la violenza. Non odiavo il popolo americano, la nazione americana. Venni in America a invocare quel guardare in profondità che avrebbe consentito al vostro governo di rivedere quel tipo di politica.

Ricordo che incontrai il Segretario della Difesa Robert Mac Namara. Gli dissi la verità circa la sofferenza. Egli si trattenne con me a lungo e mi ascoltò profondamente, e io fui molto grato per la qualità del suo ascolto. Tre mesi dopo, quando la guerra si fece più intensa, venni a sapere che si era dimesso dal suo incarico.
Odio e rabbia non erano nel mio cuore. Fu per questo che molti giovani del mio paese mi ascoltarono, quando li invitai a seguire il cammino della riconciliazione, e insieme collaborammo nel dare vita alle nuove organizzazioni per la pace a Parigi. Spero che i miei amici qui a New York siano capaci di praticare allo stesso modo. Io ho compreso, e comprendo, la sofferenza e l’ingiustizia, e sento di capire profondamente la sofferenza di New York, dell’America. Io sento di essere un newyorkese.




Sento di essere un americano.
Quando non siete calmi evitate di agire, non dite nulla: restate disponibili per voi stessi, centrati in voi stessi. Ci sono sistemi grazie ai quali possiamo tornare a noi stessi e praticare così da riscoprire la nostra calma, la nostra tranquillità, la nostra lucidità. Ci sono sistemi che possiamo mettere in pratica così da capire le reali cause della sofferenza.

E questa comprensione ci aiuterà a fare ciò che va fatto, e a non fare ciò che potrebbe essere dannoso per noi e per gli altri.
Prima di continuare, pratichiamo la respirazione in presenza mentale per mezzo minuto.
Nella psicologia buddista, siamo soliti parlare della coscienza in termini di semi. Abbiamo il seme della rabbia, nella nostra coscienza. Abbiamo il seme della disperazione, della paura.
Ma abbiamo anche il seme della comprensione, della saggezza, della compassione, e del perdono. Se sappiamo come innaffiare il seme della saggezza e compassione in noi, quel seme, questi semi si manifesteranno come energie potenti che ci aiuteranno a compiere un gesto di perdono e compassione. Ciò basterà a recare un immediato sollievo alla nostra nazione, al mondo.
Questa è la mia convinzione.
Io credo molto fortemente che gli americani abbiano molta saggezza e compassione in loro stessi. Voglio che siate al meglio di voi quando comincerete ad agire, nell’interesse dell’America e nell’interesse del mondo. Con lucidità, con comprensione e compassione vi rivolgerete alle persone che vi hanno provocato così tanto danno e sofferenza e porrete loro molte domande.

"Noi non comprendiamo abbastanza la vostra sofferenza, potreste parlarcene? Non vi abbiamo fatto nulla, non abbiamo cercato di distruggervi, non abbiamo cercato di discriminarvi, e non comprendiamo perché ci abbiate fatto questo. Deve esserci molta sofferenza in voi. Vogliamo ascoltarvi. Può darsi che possiamo aiutarvi. E insieme possiamo collaborare a costruire la pace nel mondo.”

Se sarete solidi, se sarete compassionevoli nell’affermare ciò, essi vi parleranno della loro sofferenza.
Nel buddismo parliamo della pratica dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole, un metodo magnifico grazie al quale possiamo ripristinare la comunicazione – la comunicazione tra marito e moglie, la comunicazione tra padre e figlio, la comunicazione tra madre e figlia, la comunicazione tra nazioni
La pratica dell’ascolto profondo dovrebbe essere assimilata dai genitori, dalle coppie, così che possano capire la sofferenza dell’altra persona. Quella persona potrebbe essere nostra moglie, nostro marito, nostro figlio o nostra figlia.Ma anche se possiamo avere l’intenzione di ascoltare, molti di noi hanno perso la capacità di farlo perché c’è molta rabbia e violenza in noi. Altri non sanno come usare la parola gentile; rimproverano e giudicano in continuazione. E il loro parlare è molto spesso aspro, amaro. Questo genere di linguaggio farà sempre esplodere in noi l’irritazione e la rabbia e ci impedirà di ascoltare profondamente e con compassione. Per questo la semplice intenzione di ascoltare non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un qualche allenamento per poter ascoltare profondamente e con compassione. Io penso, credo, ho la convinzione che se un padre sa come ascoltare profondamente e con compassione suo figlio, sarà in grado di aprire la porta del suo cuore e di ripristinare la comunicazione.

Thich Nath Hanh

L’unica nostra arma è la pace è forse lo scritto più importante di Thich Nhat Hanh, un libro in cui è possibile trovare la risposta alla crisi di violenza del mondo contemporaneo.
In quest'opera il celebre monaco buddhista offre al nostro tormentato presente non solo la sua profonda saggezza, ma anche e soprattutto il conforto di un'esperienza concreta: racconta infatti come, anche durante le guerre che hanno sconvolto il Vietnam, il maestro e i suoi discepoli siano riusciti a vivere mantenendo la pace interiore.
Con la consueta, affascinante mescolanza di pratiche meditative e consigli di vita quotidiana, Thich Nhat Hanh indica la via per un pensiero e un comportamento nonviolento; affida a queste pagine la sua lezione più preziosa e duratura, spiegando come ciascuno di noi può scoprire il potere di creare pace in se stesso, nelle relazioni affettive, lavorative, familiari e nel mondo.

AUTORE


Thich Nhat Hanh
Thich Nhat Hanh, maestro zen vietnamita, poeta e pacifista, è stato proposto nel 1967, da Martin Luther King, per il Premio Nobel per la pace, ed è stato a capo della delegazione buddhista vietnamita durante gli accordi di pace di Parigi. Viaggia regolarmente in America e in Europa per insegnare e guidare ritiri sull'arte di "vivere consapevolmente".
Ha pubblicato molti libri in inglese, francese e vietnamita.

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